Cambiare Prospettiva, per cambiare la Politica

Gen 4, 2019

di Benedetto Costa Broccardi

Leggo molto in questi giorni: discus­sioni, propo­ste, analisi in tutti i cantucci in cui si parla di +Europa o di argo­menti conti­gui a +Europa e mi manca, e molto, una ragio­ne­vole analisi della crisi delle libe­ral-demo­cra­zie e la conse­guente rispo­sta.

In molti casi addi­rit­tura vedo ritor­nare, sotteso, il messag­gio degli elet­tori che non hanno capito ed hanno sbagliato! Una presun­zione che prefe­ri­rei lascias­simo alla spoc­chia della sini­stra o all’autoreferenza della destra mode­rata. 

Potrei rinviare alla lettura della parte critica in “Oriz­zonti Selvaggi” di Calenda, ma più banal­mente credo che il sistema libe­ral demo­cra­tico abbia vinto il comu­ni­smo per una simbiosi tra poli­tica e impresa, in cui la tutela del mercato portava le imprese ad accet­tare limi­ta­zioni al proprio stra­po­tere.

Crol­lata l’Unione Sovie­tica la poli­tica ha perso impor­tanza, sempre sotto elezioni, comple­ta­mente soggio­gata alla neces­sità di avere fondi per le campa­gne elet­to­rali, ha ceduto, soprat­tutto negli USA, alla tutela della concor­renza (lo Sher­man act) dando il via a oligo­poli viep­più perva­sivi.

Questi hanno abban­do­nato la spinta all’innovazione per una pervi­cace tutela delle posi­zioni, il conti­nuo affi­na­mento di tecno­lo­gie note, spesso per avere brevetti, e acqui­si­zione di ogni vera inno­va­zione prodotta da piccole o medie aziende o del mondo open­source, La cosid­detta poli­tica delle tre E (embrace enhance extin­gush).

Conse­guenza evidente è stata la diffi­coltà a mante­nere un sistema ridi­stri­buivo adeguato, a sfavore dei più deboli, una delle prero­ga­tive fondanti dell’Unione Euro­pea; ma come fai se i grandi redditi sfug­gono al fisco legal­mente? E la diffi­coltà è stata aggra­vata dalla crisi del 2007/8.

Tra noi c’è chi sostiene che ciò non sia vero in molti stati euro­pei, io credo sia accla­rato ovun­que, ma fonda­men­tal­mente ritengo sia irri­le­vante! Ciò che conta è che questo è ciò che le classi più deboli hanno sentito e conti­nuano a sentire in tutti i paesi occi­den­tali. È in crisi l’idea stessa del benes­sere condi­viso per tutti, su cui si è retto lo sviluppo occi­den­tale; ed è in crisi perché la poli­tica è diven­tata succube dell’economia, l’economia della finanza.

Credo la deriva finto libe­ri­sta dei DS/PD sia un buon esem­pio, un deli­rio priva­ti­stico, che nulla ha a che vedere con il mercato, nato già ai tempi di D’Alema, si è sempre più raffor­zato negli anni, una visione centra­li­stica di poche grandi imprese che control­lano i citta­dini, dicia­molo noi siamo diversi.

Le conse­guenze però le abbiamo viste al Refe­ren­dum ATAC.
Chiedi mercato? Ti si risponde “vuoi privato!”, manco fosse una malat­tia, ma soprat­tutto manco fossero la stessa cosa. Questo è il sentire comune, ci piac­cia o meno.

Io credo che molto sinte­ti­ca­mente questo rappre­senti il problema della nostra società ovvero:

  • poli­tica debole
  • corpo­ra­tion iper-potenti e poco inno­va­tive
  • ricerca del profitto senza alcun rispetto per le ester­na­lità, se non di facciata
  • conse­guente abuso delle risorse
  • scarsa consi­de­ra­zione per le risorse umane

Mentre scrivo ho tra le mani una lattina di aria di monta­gna.
Ebbene sì, una lattina di aria fresca, insca­to­lata.
D’accordo viene dalla Cina, ma rappre­senta quello che credo sia un vero assurdo, rendere scarsa l’aria. 
In pratica nel XXI secolo la sola mate­ria prima che non sia scarsa sembra essere la forza lavoro e a guar­dare l’andamento dei titoli borsi­stici anche quella che, tagliando, aumenta il valore dei titoli, a meno che tu non sia una banca.

Ho ascol­tato con molta atten­zione la diretta strea­ming di Terra Chiama e non posso non apprez­zare l’organizzazione, il livello dei panel ed il comples­sivo impe­gno di +Europa per l’ambiente. 
Però penso che tutti i presenti abbiano notato quanto corta sia la coperta.
Vuoi l’economia circo­lare? Devi tassare i beni non circo­lari che signi­fica aumen­tare i prezzi, e questo grava sugli strati più deboli. 

Vuoi ridurre l’inquinamento e pensi all’auto elet­trica, ma questo signi­fica ridurre il lavoro, IG Metall e VDA stimano da 75 a 100,000 lavo­ra­tori diretti in meno nei pros­simi anni, figu­rarsi con gli indi­retti.
Ma anche e forse più impor­tante: possiamo noi +Europa accet­tare un sistema che dipende prin­ci­pal­mente dallo sfrut­ta­mento di metalli rari che vengono scavati da ragaz­zini in condi­zioni inac­cet­ta­bili in Congo? Questo senza un vero impatto sulle emis­sioni.
In alter­na­tiva vieti il diesel che fa parti­co­lato e NOx, però sono i motori più effi­cienti che abbiamo, quasi il 20% più di un motore a benzina in un’automobile, molto di più al crescere delle cilin­drate.

Oppure l’acqua, che mancherà secondo tutte le stime a miliardi di persone, che signi­fica? Diffi­cile preve­derlo però in Cali­for­nia già vediamo gli effetti della sovra-colti­va­zione prin­ci­pal­mente di mandorle, la carenza di acqua e gli incendi che ne deri­vano. Parliamo della Cali­for­nia non del Sud Sudan
So che abbiamo tutte le tecno­lo­gie per arri­vare ad emis­sioni zero, ma non possiamo permet­ter­cele noi occi­den­tali, social­mente, figu­rarsi tutto il resto del mondo! e non abbiamo più tempo!

Poi c’è la tecno­lo­gia, milioni di auti­sti che perde­ranno il lavoro nei pros­simi anni sosti­tuiti da un compu­ter, e così via per moltis­simi lavori prin­ci­pal­mente di mano­va­lanza poco quali­fi­cata.
Direi che quando Calenda parla, un po’ ripe­ti­ti­va­mente, di paura degli elet­tori sia clas­si­sta, noioso e senza rispo­sta, ma non abbia neces­sa­ria­mente torto.

Tutti noi, per quanto libe­rali, acca­rez­ziamo la speranza di un pulsante, un bottone che ci aiuti a risol­vere tutti i problemi, e così a me pare sia l’idea della carbon tax utiliz­zata per alleg­ge­rire la tassa­zione sui redditi, o anche una mia idea di evitare contorte webtax e aumen­tare l’IVA su tutti i prodotti a livello euro­peo, per finan­ziare l’Unione, libe­rando risorse per ridurre l’imposizione fiscale, ma qui casca l’asino! Gli stati soprat­tutto del Sud Europa sono talmente affa­mati dopo la crisi che diffi­cil­mente trasfe­ri­reb­bero il rispar­mio ai citta­dini.

Siamo onesti in un mondo in cui le risorse, anche agri­cole, sono scarse, dove l’energia è scarsa, l’acqua è scarsa, la terra diviene sempre più scarsa, il denaro non lo è ma non è dispo­ni­bile, le possi­bi­lità di una solu­zione rapida ed effi­ciente paiono impro­ba­bili.

Se soste­ni­bile è (per me lo è sicu­ra­mente) rinno­va­bile, sociale e econo­mico si fini­sce in un para­dosso di questo genere: se è sociale e rinno­va­bile non può essere econo­mico, se è sociale e econo­mico non è rinno­va­bile e in ultimo se è econo­mico e rinno­va­bile non è certo social­mente accet­ta­bile.
Su queste basi diviene diffi­cile costruire una propo­sta poli­tica alter­na­tiva a quella della paura impo­sta dai sovra­ni­sti, ma anche molto diffi­cile diffe­ren­ziarla rispetto a sini­stra e destra mode­rate, forze di fatto lonta­nis­sime da noi, ma, soprat­tutto, diffi­ci­lis­simo portare avanti una propo­sta che riesca a conci­liare le nostre anime che neces­sa­ria­mente vertono dal più sociale al più econo­mico. 

Se però tutta questa scar­sità non esistesse? Se fosse solo un problema di prospet­tiva e di inca­pa­cità di cambiare punto di vista, cambiare para­digma?

Provo a mettere alcuni punti su questo ragio­na­mento:

  • le risorse, metalli e non, sono quesi tutte rici­cla­bili, sovente esiste un problema di costo dell’energia richie­sta, ma tecni­ca­mente non sono beni vera­mente scarsi, al massimo geogra­fi­ca­mente;
  • la terra agri­cola non è scarsa, secondo la FAO colti­viamo circa l’11% delle terre emerse, un terzo delle terre facil­mente colti­va­bili, quindi non è scarsa,
  • l’acqua è certa­mente scarsa, circa lo 0,5% è dispo­ni­bile per il consumo perché il 97% e rotti è salata, il rima­nente diver­sa­mente segre­gato (ghiacci, paludi, acqua fossile). Però un fratello di Prodi, mi pare Vitto­rio, al World Econo­mic forum di Torino (2005?), foca­liz­zato su acqua e ener­gia, dichiarò in un inter­vento che la tecno­lo­gia di dissa­la­zione è ormai molto affi­nata, manca solo un po’ di ener­gia a basso costo per poter risol­vere il problema dell’acqua in tutto il mondo. L’abbondanza è quindi possi­bile,
  • il denaro è una delle varia­bili impaz­zite dell’equazione poli­tica. È tantis­simo, come si nota dal rendi­mento dei titoli (azioni o obbli­ga­zioni che siano), ma è pochis­simo nell’economia di tutti i giorni, non ho titolo per fare alcuna valu­ta­zione di qualità, ma c’è da chie­dersi dove o cosa sarà dopo la pros­sima crisi, che tutti preve­dono a breve e che non è escluso sia finan­zia­ria come l’ultima,
  • rimane solo l’energia. Questa è una brutta bestia. Troppa igno­ranza, si confonde ener­gia con elet­tri­cità, fonti di ener­gia con vettori della stessa, ma in assenza di nubi il sole trasmette circa 1 chilo­watt a metro quadrato, stiamo parlando in ordini di gran­dezza che non sono i giga o i tera ma addi­rit­tura poten­zial­mente i peta­watt, e parlo solo dell’Italia. Quindi la domanda corretta è siamo in grado di recu­pe­rare abba­stanza ener­gia per soddi­sfare i nostri biso­gni in maniera econo­mica? 


Suppo­niamo la rispo­sta sia e possiamo presu­mere che il problema della scar­sità non esista. L’abbondanza è ovun­que e la scar­sità diventa solo un’illusione.

Una poli­tica di sintesi delle anime di +Europa, inno­va­tiva, diventa molto più facile, se partiamo da un presup­po­sto di abbon­danza. Parte da un progetto di sfrut­ta­mento delle risorse attual­mente sottou­ti­liz­zate; un progetto euro­peo, forse, ma gesti­bile anche a livello italiano. Dato che è neces­sa­rio sfrut­tare il terri­to­rio questo progetto rende la gestione del terri­to­rio e il suo recu­pero una neces­sità reddi­ti­zia, e non più un costo da subire.
Esiste ovvia­mente un inter­re­gno da gestire con il gas che resta tra i fossili il meno inqui­nante ed il più rinno­va­bile. Ma grazie al TAP l’Italia è ben posi­zio­nata.

La gestione del terri­to­rio signi­fica posti di lavoro sia non quali­fi­cati che quali­fi­cati, la realiz­za­zione degli impianti neces­sari altret­tanto.
Dato che c’è abbon­danza il progetto è poten­zial­mente più econo­mico del fossile ed è fatti­bile sempli­ce­mente con moral­sua­sion nei confronti delle imprese. A questo punto sì che si può imporre una carbon tax per favo­rire la migra­zione dei consumi verso il rinno­va­bile, migra­zione che in buona parte non richiede alcuno sforzo da parte dei citta­dini.

Teniamo a mente che la gestione dei rifiuti richie­derà comun­que uno sforzo da parte loro, non si può preten­dere che cambino modo di pensare su tutto in poco tempo, soprat­tutto non si può preten­dere per i sei miliardi che consu­mano meno, ma stanno per consu­mare di più.

Se si ragiona in termine di abbon­danza si apre quindi anche un facile mercato di espan­sione di queste tecno­lo­gie in tutti i paesi espor­ta­tori di mano d’opera, creando una serie di effetti posi­tivi, il primo, fonda­men­tale, di rallen­tare o fermare i flussi migra­tori. 

Espan­sione delle aree utiliz­zate signi­fica recu­pero di parte dell’Europa, ora negletta perché non più reddi­ti­zia, e redi­stri­bu­zione di risorse umane, ridu­cendo la pres­sione sui centri abitati e quindi spazio per riaprire una stagione di diritti indi­vi­duali che vanno difesi, stre­nua­mente ed estesi appena vi è un po’ più di benes­sere perce­pito.

Signi­fica trasfe­rire benes­sere nelle aree meno svilup­pate, con evidenti effetti posi­tivi, anche, col tempo, sulla crescita della popo­la­zione, che sappiamo rallenta nelle società più svilup­pate cultu­ral­mente, e lo sviluppo cultu­rale è succes­sivo a quello econo­mico.

È evidente che quanto sto propo­nendo può appa­rire un po’ forzato ma il discorso sull’abbondanza è incon­te­sta­bile, è solo una questione di ener­gia, tutto il resto lo abbiamo, chec­chè ne dica Thomas Fried­mann.

Ener­gia vuol dire una fonte, un sistema per stoc­carla e un mezzo per traspor­tarla. Il motivo per cui amiamo tanto il petro­lio è che racchiude tutte e tre queste carat­te­ri­sti­che in un solo prodotto. Ovvia­mente ho una mia opinione su tecno­lo­gie che cono­sco, ma vi sono tecno­lo­gie già pronte, altre pros­sime ad essere pronte, tutte alla fine richie­dono un miglior sfrut­ta­mento del sole che rice­viamo sulla terra. Stra­na­mente alcune delle possi­bili tecno­lo­gie sono state svilup­pate in Italia.

Il mio obiet­tivo è di segna­lare che se il pensiero libe­rale non si è mai affer­mato vera­mente in Italia, solo delle brutte cari­ca­ture tenden­zial­mente o libe­ral e non libe­ri­ste o libe­ri­ste ma non libe­ral, è anche per colpa dei libe­rali che si sono chiusi nella turris ebur­nea delle proprie convin­zione. Ora per uscire da questa trap­pola dobbiamo essere inno­va­tivi, rivo­lu­zio­nari, dirom­penti.

Se non spez­ziamo la sindrome della coperta corta non siamo in grado di costruire una poli­tica che soddi­sfi le diverse istanze del nostro partito, figu­rarsi convin­cere chi oggi si è rifu­giato nella paura ad abbrac­ciare una speranza credi­bile di un futuro migliore.

Eppure la prospet­tiva di un futuro migliore, per se e per i propri figli, è la sola forza supe­riore alla paura. Le rivolte per il pane dai Promessi Sposi all’Egitto 2008/11 sono sempre nate dalla paura di non riuscire a nutrire i figli. La speranza, credi­bile, di dare una vita migliore a se stessi e ai propri figli, la sola forza maggiore.

C’è però un secondo motivo. Il denaro ha scelto, auto elet­trica, Cobalto, metalli rari in gene­rale, ha scelto la scar­sità asso­luta, scate­nando guerre in Congo e rendendo Tesla, nano sulle strade e nei conti, un gigante in borsa. È impor­tante capire se e fino a che punto un messag­gio del genere possa essere visto come un attacco e non come un oppor­tu­nità per migliori profitti.

Può raggiun­gere risul­tati straor­di­nari se supera gli schemi tradi­zio­nali del pensiero. 

Se pensiamo di otte­nere grandi risul­tati riap­pro­prian­doci da FI e PD del nostro pensiero reste­remo secondo me una bella incom­piuta primo perché gli elet­tori non vedranno i nostri pregi, solo i difetti dell’altra parte, e reste­ranno dov’erano, inol­tre vedranno concre­tezza ma nessuna speranza e, mi pare, gli elet­tori abbiano dimo­strato di non dare un gran valore alla concre­tezza.

Abbiamo quindi biso­gno di un pensiero trasver­sale che possa conci­liare in maniera olistica rinno­va­bile sociale e econo­mico. E tutto questo può avere sola­mente forza se sapremo portare questa visione inno­va­tiva in Europa, la sola casa da cui possa partire una vera rivo­lu­zione soste­ni­bile.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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