Il centro liberale, progressista e radicale: la mia idea per il futuro di +Europa

Nov 19, 2018

di Pier­ca­millo Fala­sca

Italia euro­pea”. Il nome scelto per questa inizia­tiva di dibat­tito in vista del congresso di +Europa è a mio parere molto effi­cace per raccon­tare l’Italia che vogliamo. Quando parliamo di Europa e di “più Europa”, noi parliamo di Italia, dell’Italia che vorremmo, dell’Italia che c’è e di quella che sogniamo, dell’Italia che consi­de­riamo “casa”. Noi siamo euro­pei­sti non perché siamo anti-italiani. Siamo euro­pei­sti e fede­ra­li­sti euro­pei perché siamo profon­da­mente inna­mo­rati dell’Italia, della società aperta, dell’Occidente e dell’Europa unita come para­digma delle nostre libertà e dei nostri diritti conqui­stati. Oggi questo para­digma è sotto attacco cultu­rale, poli­tico ed econo­mico: questo non giusti­fica il suo abban­dono ma impone la sua difesa. Passerà la bufera, verranno tempi migliori prima di quanto pensiamo se facciamo della nostra passione civile un dovere. E questo dovere oggi passa dalla costru­zione di +Europa, un dovere tanto più forte per le gene­ra­zioni della grande crisi econo­mica dell’ultimo decen­nio, gli attuali ventenni e tren­tenni che hanno vissuto da adole­scenti o da giovani adulti una reces­sione econo­mica e sociale para­go­na­bile solo a quella scop­piata nel 1929. Gene­ra­zioni che, guar­dan­dosi intorno, non trovano più nessuno ancora in vita di quelli che vissero i grandi drammi della prima metà del Nove­cento. Dobbiamo impa­rare a fare da soli.

Vengo a +Europa, che è l’oggetto dei dibat­tito meri­to­rio iniziato su questo sito. Cosa deve scegliere +Europa con il suo congresso di fine gennaio 2019? Tre cose in estrema sintesi. Primo, la sua forma, da partito poli­tico che decide di parte­ci­pare alla vita civile italiana con una sua orga­niz­za­zione, la sua demo­cra­zia interna e l’aspirazione a rappre­sen­tare elet­to­ral­mente milioni di elet­tori. Secondo, la sua visione poli­tica e lo spazio delle idee e delle propo­ste che intende avere nel tempo che viviamo. Terzo, come operare sulla scena poli­tica euro­pea, come rela­zio­narsi alle forze e alle fami­glie poli­ti­che euro­pee, come promuo­vere a livello conti­nen­tale le istanze di una sempre maggiore inte­gra­zione poli­tica euro­pea.

Sulla prima questione, io credo che +Europa sia di fronte a un bivio: essere, e sentirsi, progetto di medio-lungo periodo o conti­nuare a vivere una specie di “preca­rietà esisten­ziale”, verso cui alcuni (volu­ta­mente o meno) la spin­gono ogni qual volta evocano liste comuni, altri progetti e liste di scopo. +Europa deve, a mio parere, essere e sentirsi una forma­zione giovane che ambi­sce a crescere insieme ai più giovani dei suoi atti­vi­sti, non una sigla tra altre sigle ma una piat­ta­forma che apre le sue porte a quanti hanno idee compa­ti­bili. In un esem­pio: occorre proporre al nostro interno una arti­co­lata e robu­sta propo­sta di soste­ni­bi­lità ambien­tale e di conci­lia­zione tra tecno­lo­gia, inno­va­zione, sensi­bi­lità cultu­rale e sviluppo econo­mico, non inse­guire i Verdi per imba­stire con loro e chissà chi altri un multi­frutti elet­to­rale magari incoe­rente su molte cose, dalla poli­tica econo­mica all’approccio agli ogm. Ancora, +Europa può e deve ambire a un risul­tato di rilievo alle pros­sime Euro­pee, ma non al costo di diluire se stessa in una lista con chi ha un’idea distinta e incon­ci­lia­bile dell’Europa che c’è e dell’Europa che serve.

Sulla seconda questione, quello dello spazio poli­tico, io credo che +Europa debba candi­darsi a essere il centro libe­rale, progres­si­sta, radi­cale per la società aperta, il partito che sa conser­vare quel che va difeso e rifor­mare quel che va cambiato. Sono consa­pe­vole che il termine “centro” spaventi, perché in Italia questo concetto è stato cattu­rato troppo a lungo dal centri­smo demo­cri­stiano e, più di recente, da quell’indistinta palude di mezzo — spesso di fuoriu­sciti o di sedi­centi “mode­rati” — tra il blocco di centro­de­stra e quello di centro­si­ni­stra. A noi serve invece un partito non “di centro”, ma che si senta “al centro” della società italiana. In un mondo in cui il Pd sente un peri­co­loso richiamo della fore­sta, con linguag­gio e temi che lo ripor­tano nell’alveo di una social­de­mo­cra­zia vetu­sta, e un centro­de­stra ormai dila­niato tra il sovra­ni­smo in auge della Lega e il popo­la­ri­smo in forte affanno di Forza Italia, noi abbiamo il dovere di rivol­gerci a milioni di elet­tori con una ricetta di buon senso e prag­ma­ti­smo che parli di poli­ti­che per il lavoro e libertà d’impresa, di attra­zione di inve­sti­menti e inno­va­zione tecno­lo­gica, di concor­renza e tutela del consu­ma­tore, di poli­ti­che per le fami­glie e per la mater­nità, di istru­zione e valo­riz­za­zione del capi­tale umano. Un partito che non fa promesse elet­to­rali, ma che sappia ascol­tare di più quel che i citta­dini hanno da dire alla poli­tica, anche quando espri­mono rabbia, scon­forto e sfidu­cia. Si esce dalla perce­zione (e a volte dall’auto-percezione) di +Europa come piccolo partito non cambiando idee e programmi, ma offrendo la propria propo­sta a molti milioni di italiani che non vogliono votare per una semplice “opzione di rappre­sen­tanza”, ma per una “opzione di governo”. Perché questo avvenga, c’è biso­gno che +Europa superi la sua dimen­sione attuale di “partito-testi­mo­nianza”: la leader­ship cari­sma­tica di Emma Bonino è fonda­men­tale e preziosa, la sua stessa biogra­fia racconta cosa signi­fica “più Europa” meglio di molte parole, ma noi dobbiamo saper prescin­dere dall’impegno di Emma (cosa che lei stessa ci spinge a fare) e far emer­gere una classe poli­tica che sia e appaia opzione di governo futuro. Ancora, il partito deve saper guada­gnare la fidu­cia dell’Italia di provin­cia e di peri­fe­ria, decli­nando la sua propo­sta in termini di civi­smo, di ricette per la qualità della vita, di servizi alla persona, di contra­sto della povertà, di promo­zione e diffu­sione del benes­sere.

Sulla terza questione, la nostra collo­ca­zione euro­pea e l’impegno per un partito paneu­ro­peo, per me la rispo­sta è la seguente: i partiti paneu­ro­pei si fanno con gli altri euro­pei, non da soli. Alla nascita un po’ arti­fi­ciale di ipote­ti­che “Mas Europa” o di “Mehr Europa” in Spagna e in Austria io prefe­ri­sco la colla­bo­ra­zione di +Europa con Ciuda­da­nos o con Neos, per fare due esempi, forze vive e centrali nei rispet­tivi paesi, forze con cui costruire nel concreto (a partire da un comune programma per il futuro dell’Unione Euro­pea e da inizia­tive comuni) una piat­ta­forma paneu­ro­pea che scar­dini le logi­che chiuse e miopi della UE inter­go­ver­na­tiva.

Questo è il mio contri­buto, spero utile. Conti­nuiamo a discu­tere e a confron­tarci, perché servirà il lavoro di tutti perché la +Europa che uscirà dal congresso del 2019 sia all’altezza di queste sfide.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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