Combattere il sonno della ragione: perché non possono esistere libertà e ricchezza senza razionalità.

Dic 13, 2018

di Vincenzo Noviello

Più Europa è ad oggi l’unica forza nel caotico spet­tro poli­tico italiano odierno che promuove quegli ideali di libe­ra­li­smo, di società aperta e di progres­si­smo sociale ed econo­mico che per molto tempo sono stati terreno di conqui­sta dei vari soggetti poli­tici che si sono susse­guiti alla guida delle isti­tu­zioni nazio­nali e conti­nen­tali durante gli ultimi 25 anni, tra sedi­centi campioni di “rivo­lu­zioni libe­rali” rive­la­tesi tita­ni­che menzo­gne e fumose entità di una sini­stra ideo­lo­gica ormai fuori dal tempo e bocciate senza appello dalla storia. Tali ideali sono stati per troppi anni orfani di una forza poli­tica che li facesse suoi dal primo giorno e che li trat­tasse non come bande­ruole a seconda di come tirasse il vento, ma come fulcro del proprio programma e delle proprie dichia­ra­zioni; inol­tre i pochi soggetti che negli anni scorsi ci avevano provato hanno commesso il grave errore di tenere in consi­de­ra­zione solo i risvolti econo­mici, trascu­rando del tutto, o al più consi­de­rando impli­citi, quelli sociali e poli­tici.

Il nome “Più Europa” è nato come una provo­ca­zione verso l’elet­to­rato italiano plagiato da tutto l’emi­ci­clo che negli ultimi messi ha dipinto, con toni più o meno accesi a seconda dei casi e delle figure, le isti­tu­zioni comu­ni­ta­rie come il demo­nio sceso in Terra, ovvia­mente senza mai speci­fi­care all’e­let­to­rato stesso quali fossero i reali motivi dei richiami degli organi dell’U­nione Euro­pea verso gli esecu­tivi italiani degli ultimi anni. Tale provo­ca­zione, “carbu­rante” iniziale per la promo­zione di questi ideali, ha sì funzio­nato, ma solo fino ad un certo punto; inol­tre ormai ha esau­rito la sua effi­ca­cia, impo­nen­doci la scelta di una nuova forza di propul­sione, dall’ef­fetto più dura­turo nel tempo. Tale tema­tica in questo parti­co­lare periodo storico non può che essere la ragione. Il mani­fe­sto di Italia Euro­pea dichiara espli­ci­ta­mente la promo­zione della razio­na­lità e del progresso scien­ti­fico: non solo tale ulte­riore ideale non è promosso concre­ta­mente da nessuna forza poli­tica oggi in campo eccetto Più Europa, ma esso deve essere il nuovo propel­lente delle campa­gne poli­ti­che all’in­terno del partito e verso l’elet­to­rato sovrano.

È triste ammet­terlo, ma viviamo in una nuova epoca di sonno della ragione, con l’ag­gra­vante di vivere conte­stual­mente in un’era di massic­cio sviluppo delle tecno­lo­gie infor­ma­ti­che e delle tele­co­mu­ni­ca­zioni (il mio ambito profes­sio­nale, per giunta). Siamo pieni di nuovi scia­mani, sedi­centi tauma­tur­ghi, affa­bu­la­tori con la verità in tasca, soste­ni­tori di teorie poli­ti­che ed econo­mi­che senza capo né coda e molti altri ciar­la­tani di varia risma che riscuo­tono successo e proli­fe­rano grazie alle casse di riso­nanza offerte da una certa poli­tica che, anzi­ché ammo­nire e ravvi­sare la popo­la­zione della peri­co­lo­sità di tali tesi, ne cavalca gli umori senza remora alcuna, cercando in essi ampi sebbene fugaci consensi elet­to­rali. In tutto questo, così come gli ideali descritti prima, anche tutti gli italiani che desi­de­rano una classe poli­tica che perse­gui la razio­na­lità al posto della “pancia” sono stati per molti anni orfani di un soggetto poli­tico che promuo­vesse ragione e pensiero critico.

Il terzo obiet­tivo dichia­rato di Italia Europa è la conver­genza di Più Europa con altre forze poli­ti­che euro­pee di ispi­ra­zione rifor­ma­trice, libe­rale e progres­si­sta. Questi tre attri­buti devono essere non solo affian­cati, ma racchiusi sotto un quarto attri­buto: razio­nale. Tutte le perso­na­lità all’in­terno di Più Europa devono porsi l’obiet­tivo di diven­tare la voce della massa critica del popolo italiano, di tutti coloro che ripu­diano questa classe poli­tica che idola­tra la dozzi­na­lità e l’igno­ranza, spac­cian­dola per genui­nità: non solo le classi tecni­che e produt­tive, ma anche quelle dello sviluppo e della ricerca, a partire da quel­l’e­ser­cito d’ec­cel­lenza di dotto­randi e ricer­ca­tori italiani da troppi anni alla ricerca di una “voce” poli­tica affi­da­bile. Quella “voce” non può che essere Più Europa.

Senza una classe poli­tica razio­nale e critica non possono svilup­parsi quegli ideali di libe­ra­li­smo, di libera circo­la­zione di persone ed idee e di progresso tecno­lo­gico, sociale ed econo­mico. Più Europa deve porsi l’obiet­tivo di promuo­vere le sue idee e le sue misure sempre con il suffra­gio di dati inop­pu­gna­bili e di fonti sempre veri­fi­ca­bili da chiun­que, senza mai ricor­rere ad argo­men­ta­zioni fallaci che fanno leva su emozioni o a singoli episodi sapien­te­mente scelti ed epurati delle condi­zioni al contorno non favo­re­voli, cioè il modus operandi di una certa intel­li­ghen­zia dell’at­tuale maggio­ranza: i dati ed i fatti devono essere i mattoni, la critica e la logica il cemento. Tutta­via non biso­gna cadere in due errori. Il primo, più evidente, è quello dell’auto-refe­ren­zia­lità, del cantar­sela e del suonar­sela da soli (atteg­gia­mento tipico di altri “feno­meni” di Inter­net in Italia); per evitarlo biso­gna essere sempre aperti a tutte quelle voci che pongono nuovi spunti o nuove proble­ma­ti­che, purché siano suffra­gate appunto da pensiero critico e razio­nale. Il secondo, meno percet­ti­bile del prece­dente ma non per questo dalle conse­guenze poten­ziali meno nefa­ste, è quello dell’e­li­ta­ri­smo, che siste­ma­ti­ca­mente dege­nera in setta­ri­smo: promuo­vere ragione e spirito critico non vuol dire vantarsi di essere “più intel­li­genti” rispetto a tutti quanti gli altri, cele­bran­dosi su un piedi­stallo postic­cio, ma deve essere un conte­stuale invito a mettersi conti­nua­mente in discus­sione, allo scopo di contri­buire, idea dopo idea, propo­sta dopo propo­sta, alla ricerca delle migliori solu­zioni possi­bili ai problemi del presente ed alle sfide del futuro.

Ulti­ma­mente si sta risco­prendo il pensiero di Karl Popper, prin­ci­pal­mente per il suo ideale di società aperta: ciò è un bene, ma va ricor­dato come Popper fosse innan­zi­tutto un soste­ni­tore del razio­na­li­smo critico, secondo il quale la ragione non ha lo scopo di “vidi­mare” a prescin­dere una certa tesi, quanto piut­to­sto di limarla sempre più dagli errori, sia di dedu­zione che di metodo. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è impa­rare da essi. È inutile cercare capri espia­tori o proporre pana­cee se i risul­tati iniziali non sono stati quelli sperati, quanto piut­to­sto occor­rono un’a­na­lisi ed un ciclo di feed­back sempre attivi per affron­tare e vincere le sfide che biso­gna affron­tare con e per Più Europa. Per il bene della ragione e dei tanti italiani razio­nali.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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