Avere il coraggio delle proprie opinioni. Essere innovativi e schietti. Riflessioni per il futuro di Più Europa

Gen 14, 2019

di Ariela Briscuso

Per poter essere un’alternativa credi­bile Più Europa deve sapersi presen­tare come una seria forza inno­va­trice e rifor­ma­trice e tanto deve essere portato avanti in modo razio­nale, non reto­rico anche nel confronto con altre forze poli­ti­che.

La questione gene­ra­zio­nale, ad esem­pio, è stata una dei prin­ci­pali temi di Più Europa, affron­tato durante la scorsa campa­gna elet­to­rale in modo molto concreto. Non biso­gna, perciò, abban­do­narsi alla tenta­zione di parlarne in modo stuc­che­vole, adot­tando l’impostazione sempli­ci­stica propria di altri soggetti poli­tici.

Un partito inte­res­sato alla questione gene­ra­zio­nale deve far sì che la stessa sia esami­nata in tutti i suoi molte­plici profili, presen­tando propo­ste riguar­danti il mercato del lavoro, il diritto allo studio e il sistema previ­den­ziale e non prospet­tarsi come mero baluardo della reto­rica della gene­ra­zione Erasmus.

Un aspetto che potrebbe essere spunto per una even­tuale futura rifles­sione riguarda le scuole private: gli isti­tuti pari­tari rice­vono dei finan­zia­menti statali – giusti­fi­cati dal fatto che tali isti­tuti costi­tui­scono un note­vole alle­via­mento in fatto di spesa per lo Stato — tutta­via in Italia riman­gono spesso, al di là di alcune ecce­zioni, isti­tuti di scarsa qualità e poco inco­rag­giati a miglio­rarsi.

Se i fondi ora stan­ziati per le pari­ta­rie, dati diret­ta­mente agli isti­tuti scola­stici, venis­sero invece corri­spo­sti diret­ta­mente alle fami­glie di studenti meri­te­voli e con reddito basso sotto forma di voucher da utiliz­zare per l’eventuale iscri­zione dei figli a scuole pari­ta­rie o, comun­que, per atti­vità private comple­men­tari al percorso scola­stico, tanto potrebbe rappre­sen­tare un passo avanti per il diritto alla studio e per un gene­rale miglio­ra­mento dell’offerta forma­tiva privata. Difatti, in tal modo, tutte le scuole pari­ta­rie sareb­bero stimo­late al miglio­ra­mento e non ad essere unica­mente, come spesso accade, un diplo­mi­fi­cio. Ciò anche nell’ottica di una valo­riz­za­zione dell’istruzione privata e di maggiore concor­renza in tutto il sistema scola­stico per portare un miglio­ra­mento diffuso.

La poli­tica deve essere consa­pe­vole di dover avere come prin­ci­pale desti­na­ta­rio non comu­nità, cate­go­rie o corpo­ra­zioni, ma l’individuo ed in tal senso deve ragio­nare anche nella strut­tu­ra­zione di prov­ve­di­menti per contra­stare le dispa­rità di genere.

Rico­no­scere il diva­rio tra uomini e donne presente per retri­bu­zione, per occu­pa­zione e per rappre­sen­tanza poli­tica, non signi­fica cercare di imporre l’uguaglianza attra­verso forza­ture norma­tive. Non vi deve essere la volontà di imporre per legge una parità virtuale, ma l’esigenza di riflet­tere su come aspetti delle attuali norma­tive possano tradursi in un osta­colo alla parità.

Ad esem­pio, si potrebbe eviden­ziare come la rego­la­men­ta­zione di pater­nità e di mater­nità nell’attuale defi­ni­zione sia, da una parte, un fardello pesante all’occupazione femmi­nile (le donne sono, infatti, costrette ad un congedo obbli­ga­to­rio di 5 mesi quasi per nulla fles­si­bile), dall’altra, osta­colo alla crea­zione da subito di un rapporto padre-figli e alla pari distri­bu­zione della cura dei bambini (gli uomini hanno solo 5 giorni obbli­ga­tori). Una unifor­ma­zione tra congedi di mater­nità e pater­nità per durata e fles­si­bi­lità sarebbe sicu­ra­mente un passo avanti: un congedo di pater­nità obbli­ga­to­rio è spesso asso­ciato a una forza lavoro più bilan­ciata per quanto riguarda il genere e a stipendi più alti per le donne. Biso­gna, quindi, consen­tire agli uomini di usufruire di un congedo che non sia di lunghezza irri­so­ria. Congedi di mater­nità troppo lunghi, poco fles­si­bili e non accom­pa­gnati da un congedo di pater­nità equi­pa­rato sono in realtà dele­teri per l’occupazione femmi­nile . Del resto, in molti paesi euro­pei il periodo facol­ta­tivo di mater­nità porta a congedi a volte più lunghi, ma il periodo obbli­ga­to­rio è molto più ristretto.

Essere inno­va­tori signi­fica anche andare a recu­pe­rare temi poco consi­de­rati, spesso rompendo dei tabù. Di conse­guenza se si vuole parlare di una poli­tica euro­pea comune per una tran­si­zione ecolo­gica, non si può igno­rare che recenti studi sugge­ri­scono che occorre parlare di nucleare (e delle nuove inno­va­zioni come lo sviluppo di tecno­lo­gie e speri­men­ta­zioni per la fusione nucleare, ITER in Fran­cia o il DTT di Frascati, attual­mente in costru­zione) senza allar­mi­smi ed ascol­tando anche su questo tema la comu­nità scien­ti­fica.

Iniziare ad affron­tare il tema senza pregiu­dizi, serve anzi­tutto per poter in futuro, forse, iniziare a imple­men­tare persino una poli­tica comune euro­pea sull’energia nucleare in un’ottica di una tran­si­zione ecolo­gica.

Per potersi confron­tare con altri soggetti poli­tici in prospet­tiva anche di un even­tuale allar­ga­mento biso­gna, anzi­tutto, avere il corag­gio delle proprie opinioni che devono essere dichia­rate in modo espli­cito e inequi­vo­ca­bile, non nebu­loso: non cercare di dissi­mu­lare o nascon­dere le proprie posi­zioni per compia­cere possi­bili alleati, ma provare a convin­cere e ad arri­vare a un compro­messo, qualora ci siano i termini adeguati, su temi e progetti, mante­nendo le diffe­renze. 

È neces­sa­rio, inol­tre, eviden­ziare l’importanza per Più Europa di non rima­nere un soggetto poli­tico margi­nale. Rico­prendo un ruolo minimo in poli­tica (soprat­tutto nume­ri­ca­mente) non si potrà in alcun modo pensare di contra­stare effi­ca­ce­mente l’attuale maggio­ranza.

È proba­bile che nei pros­simi mesi inizie­ranno a nascere diverse nuove inizia­tive poli­ti­che, consi­de­rato già l’attuale fermento. Più Europa non deve dimo­strarsi a priori chiusa nei loro confronti, ma occorre tenere presente che non si possono contra­stare i giallo-verdi adot­tando i loro metodi o la loro narra­zione. Se si vuole formare un fronte più ampio si può scegliere un numero più ristretto di temi, ma non si deve asso­lu­ta­mente essere incoe­renti o contrad­dit­tori.

Il consenso è da ricer­care, però, non attra­verso alleanze con partiti irri­le­vanti porta­tori spesso di una visione chiusa e appros­si­ma­tiva della realtà, ma soprat­tutto presso gli elet­tori, occorre rivol­gersi a un elet­to­rato sia di centro­de­stra che di centro­si­ni­stra — elet­to­rato ormai smar­rito per la debo­lezza con cui gli attuali prin­ci­pali partiti di oppo­si­zione contra­stano il governo — a tutti i libe­rali, ai rifor­mi­sti, a tutti coloro, in una parola, che credono nell’importanza del diritto, dei diritti, delle libertà (tra cui anche quella econo­mica) e nel progresso: l’obiettivo è quello di non rima­nere chiusi in sé, ma di creare una contro­cor­rente più ampia possi­bile. 

Le elezioni euro­pee venture saranno di cruciale impor­tanza, non tanto per il peri­colo di avere un parla­mento euro­scet­tico, ma quanto per il segnale di vuoto poli­tico in Italia: l’assenza di una nuova ampia oppo­si­zione libe­rale mostre­rebbe come uniche alter­na­tive lo stata­li­smo illi­be­rale dell’attuale esecu­tivo giallo-verde o quello non diverso di un rimpa­sto di governo (con la guida, comun­que, di Lega o 5 stelle) e tanto mine­rebbe, di fatto, la possi­bi­lità del conso­li­da­mento nel breve termine di una nuova vera oppo­si­zione, con tutti i gravi rischi connessi.

Più Europa non deve, tutta­via, unica­mente presen­tarsi come oppo­si­zione o portare avanti le sue lotte, ma puntare ad essere possi­bile alter­na­tiva di governo, perché i danni all’economia, alla giusti­zia e allo stesso assetto isti­tu­zio­nale che l’attuale esecu­tivo sta causando sono così ingenti da non poter essere contra­stati e conte­nuti solo attra­verso metodi extra-gover­na­tivi — e, quindi, attra­verso un ruolo di sola testi­mo­nianza poli­tica — ma devono essere argi­nati con la crea­zione di un’alternativa che si presenti a gover­nare e a mandare a casa il governo giallo-verde. Millan­tare, ora come ora, di scar­di­nare il governo facendo leva sulle contrad­di­zioni tra i due alleati oltre ad essere, a parere di chi scrive, poco fatti­bile è un’operazione fine a se stessa perché se prima non si costrui­sce una valida contro­cor­rente le uniche opzioni possi­bili di governo compren­de­reb­bero nuova­mente, comun­que, una delle due attuali illi­be­rali compo­nenti.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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