Dirompenti e innovativi: l’unica alternativa che abbiamo

Nov 24, 2018
di Bene­detto Costa Broc­cardi
Ho votato Più Europa senza dubbi e con molte speranze, certa­mente deluse nei risul­tati, ma non mi sono impe­gnato oltre il passa­pa­rola, a marzo. Ho seguito, ho temuto, ho sperato e dopo l’assemblea del 15 mi sono iscritto convinto.
Ho letto tra gli altri — su questo sito — un impor­tante contri­buto di Pier­ca­millo Fala­sca e non posso che condi­vi­dere i suoi tre punti, a ritroso: colla­bo­ra­zioni euro­pee, collo­ca­zione poli­tica e supe­ra­mento di una specie di sindrome di Sten­d­hal che sembra cogliere i fonda­tori ogni volta che pare possi­bile ragio­nare da forza di governo.

Credo altresì che la presenza del Centro Demo­cra­tico sia la vera forza del progetto +E, e lo dico da Libe­rale Radi­cale, come ho scoperto di essere il 2 agosto, quindi marca­ta­mente laico. Il pensiero libe­rale, da noi, non si è mai svilup­pato anche per un certo ostra­ci­smo a chiun­que non fosse laico, ci sono anche seri studi in propo­sito, ma se si realiz­zasse, come possi­bile, una sepa­ra­zione tra Euro­pei­sti e gli altri o, per me più facile, tra dogma­tici e prag­ma­tici, la presenza di un’anima catto­lica è una grande risorsa per eviden­ziare che siamo una forza che si propone di diven­tare di governo e che si augura di essere fulcro delle forze prag­ma­ti­che.

Credo il nostro paese soffra da sempre di tre malat­tie gravi: l’autoassoluzione, il dogma­ti­smo e il centra­li­smo. Dogma­ti­smo e centra­li­smo sono talmente intrisi nella poli­tica italiana, e negli elet­tori, che sono molto compli­cati da combat­tere, ma straor­di­na­ria­mente facile risul­tare non conti­gui. L’autoassoluzione è un fanta­stico anti­do­lo­ri­fico che non cura le malat­tie.
Da libe­rale radi­cale non posso non consi­de­rare che il nostro punto di partenza è l’uomo, e l’uomo perse­gue il massimo benes­sere, col minimo sforzo, e così facendo sovente sbaglia.

Per questo difen­diamo il mercato e vorremmo contra­stare i mono­poli (refe­ren­dum ATAC), perché se sono in 100 a fare una cosa è più facile che l’umanità vada per il meglio.  Chi ci deni­gra ci taccia di libe­ri­sti pro privato sempre, ma questo dogma­tico libe­ri­smo è più della sini­stra rifor­mi­sta dall’Ulivo in poi.  Noi sappiamo distin­guere un mono­po­lio natu­rale dal mercato.

Apprezzo molto l’idea di carat­te­riz­zarci sulla soste­ni­bi­lità, decli­nata in ogni sua forma e credo sia arri­vato il momento di fare un salto di qualità nel ragio­na­mento sull’economia social­mente e ambien­tal­mente rinno­va­bile, non è più il momento della ricerca di solu­zioni mira­bo­lanti o di restri­zioni della crescita per perse­guire un ambiente migliore.

Sono 15 anni che mi occupo di ener­gia e solo recen­te­mente, dovendo studiare per un’azienda le auto elet­tri­che, ho capito che il problema è di scar­sità e abbon­danza, non di ecolo­gia. Ci hanno inse­gnato che le risorse sono scarse, che la ricerca della scar­sità è il solo modo per perse­guire il profitto, che la sola risorsa non scarsa è il lavoro almeno da quando dal 2003 al 2008 le mate­rie prime sono salite alle stelle per la domanda addi­zio­nale cinese. E il denaro, la finanza, insomma l’uomo cerca il massimo col minimo sforzo per cui perse­gue la scar­sità.  Oggi l’oro si chiama cobalto: si sfrut­tano bambini e scate­nano guerre civili per averne il controllo, domani vedremo.

Nella realtà abbiamo abbon­danza di tutto ma non sappiamo o non ci inte­ressa perse­guirla.  Ad esem­pio secondo la FAO solo 11% delle terre emerse sono colti­vate, questo signi­fica circa due terzi di quelle arabili non viene colti­vata. Non è impor­tante sapere se queste terre siano o meno effet­ti­va­mente colti­va­bili, quanto il fatto che noi cerchiamo da anni di ridurre le aree colti­vate, con il “set aside” della PAC, i pannelli foto­vol­taici e, ora, colti­va­zioni alter­na­tive. Malgrado questo il prezzo dei cereali è basso al mercato italiano e i conta­dini non guada­gnano.  Questo presup­pone un mercato in eccesso di mate­rie prime, però la gente muore di fame.  Chiaro che la scar­sità è anche geogra­fica, ma perché non facciamo nulla per evitarlo?
So per certo che abbiamo in mano (come Stato italiano) un processo che consen­ti­rebbe in tempi ragio­ne­voli (20 anni) di elimi­nare quasi in toto il fossile dal nostro paese.  Con poco sforzo si potrebbe esten­dere a tutta l’Europa.  Solo che non coste­rebbe di più del fossile, e richie­de­rebbe molta forza lavoro.  Queste ultime righe rappre­sen­tano il problema… Siamo pronti a combat­tere contro finanza e indu­strie?  Siamo pronti come società, poi come partito, a suppor­tare reddito diffuso?  Siamo pronti a soste­nere un sistema che proba­bil­mente può resti­tuire valore econo­mico all’Appennino?
Io credo che non abbiamo alter­na­tive, solo così siamo dirom­penti, inno­va­tivi, libe­rali e redi­stri­bu­tivi, tutto il resto mi sembrano pallia­tivi.
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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

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