È la scuola l’investimento cruciale per l’Italia europea

Nov 30, 2018

di Riccardo Varveri 

La recente campa­gna elet­to­rale ha discusso di temi estre­ma­mente impor­tanti come le pensioni, l’immigrazione, il lavoro. E la scuola? L’educazione? L’istruzione? Margi­na­liz­zati, trat­tati spora­di­ca­mente, spesso in maniera inde­cente. Eppure è lì, nelle scuole, che dovreb­bero essere istruiti ed educati i citta­dini di domani. La scuola è il punto da cui +Europa dovrebbe ripar­tire per un’Italia euro­pea. Ci siamo spesso chie­sti perché questa ondata di odio inve­ste l’Italia; non credo che gli italiani abbiano davvero paura dello stra­niero, credo invece che stiano mostrando la propria parte animale, trala­sciando la dimen­sione sociale e razio­nale previ­sta da Aristo­tele.

Sono trascorsi molti anni, eppure il nostro sistema scola­stico ha fatto ben pochi passi in avanti. Sempre più concen­trata sull’assunzione di nozioni, sempre meno istrut­tiva, sempre meno educa­tiva. Con questo non ritengo che biso­gni psico­lo­giz­zare la scuola: penso invece che la scuola vada erotiz­zata, dunque anche il sapere.

Servono profes­sori compe­tenti, che abbiano a cuore il futuro dei giovani, inse­gnanti che amino il proprio lavoro. Massimo Recal­cati nel libro “L’ora di lezione” dice che gli inse­gnanti dovreb­bero creare il vuoto negli alunni, farli appas­sio­nare ed aiutarli ad auto­rea­liz­zarsi e a trovare la propria strada. Come fare questo? Attra­verso collo­qui. Non è possi­bile che nel luogo in cui si formano i citta­dini del domani vengano assunte persone sulla base di concorsi. E’ così che entrano profes­sori anche compe­tenti, ma demo­ti­vanti. La demo­ti­va­zione è una delle prin­ci­pali cause dell’abbandono scola­stico, senza contare poi chi a scuola ci va ma senza una reale moti­va­zione, non capendo perché si trovi lì o cosa stia facendo.

Dobbiamo pren­dere atto del fatto che le fami­glie non riescono più ad essere il centro dell’educazione dei ragazzi in un mondo non più gerar­chiz­zato, patriar­cale, ma sempre più veloce. Per questo è fonda­men­tale puntare sulla scuola: è lì che vanno educati i ragazzi. Inse­rire profes­sori sulla base non di concorsi, ma di collo­qui in cui vengono valu­tate capa­cità e atti­tu­dini degli inse­gnanti è il primo passo verso una scuola migliore, inclu­siva, libera e paci­fica. Grazie a inse­gnanti meri­te­voli si può dare una speranza ai giovani. Penso alla lette­ra­tura, all’arte, alla musica, al teatro: cosa sono questi se non il luogo per l’insegnamento dei senti­menti umani? E allora perché fermarci al solo appren­di­mento nozio­ni­stico del pensiero di un arti­sta se con un testo si potreb­bero impa­rare a distin­guere il bene dal male, il buono dal cattivo…? Attra­verso la scuola possiamo fermare i discorsi di odio, formare una menta­lità globale.

Questi giovani hanno nei bar il loro centro di racco­gli­mento: biso­gne­rebbe invece ripen­sare la scuola in maniera da riuscire ad essere il luogo in cui i ragazzi riescano a stabi­lire inte­ra­zioni sociali sulla base di oppor­tu­nità che la scuola stessa può offrire. Nel pome­rig­gio, per esem­pio, le scuole andreb­bero lasciate aperte e riem­pite di labo­ra­tori e possi­bi­lità per gli studenti di inte­ra­gire fra loro e mettere in atto le loro passioni.

Non consi­dero la scuola-lavoro una buona riforma, in parti­co­lare nei licei. Presso gli isti­tuti tecnici è bene inse­rire ore di tiro­ci­nio, ma che siano effet­ti­va­mente utili alla forma­zione profes­sio­nale del ragazzo. Questo però non deve preva­lere sulla forma­zione della persona. Il lavoro dovrebbe essere invece più presente nelle univer­sità dove avviene la reale profes­sio­na­liz­za­zione dell’individuo.

Inol­tre una maggiore meri­to­cra­zia a livello univer­si­ta­rio, partendo dall’abolizione del valore legale del titolo di studio: ad essere assi­stiti non devono essere gli atenei, ma gli studenti meri­te­voli. Ogni ragazzo costa allo Stato circa 10.000 euro l’anno per la propria forma­zione univer­si­ta­ria. Con l’abolizione si punterà ad una maggior compe­ti­zione fra gli atenei.

La scuola dovrebbe essere ripen­sata da luogo per l’assunzione di docenti a luogo di forma­zione dei ragazzi. Solo così possiamo formare citta­dini consa­pe­voli. Ciò compor­te­rebbe un aumento della spesa pubblica nei confronti della scuola: è un inve­sti­mento per un domani migliore. Non possiamo credere di poter avere un’Italia migliore senza però provare a crescere ed educare persone migliori.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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