FEMMINILE PLURALE: politiche condivise di crescita

Dic 5, 2018

di Ilaria Botti

 

Ci sono questioni che appa­ren­te­mente sembrano riguar­dare solo una deter­mi­nata cate­go­ria di persone, una mino­ranza o un gruppo, ma che invece se analiz­zate in un conte­sto ampio hanno una rica­duta su ciascuno di noi.

La situa­zione delle donne in Europa, e ancor più in Italia, merita di rice­vere l’attenzione, il tempo e le risorse neces­sa­rie per avviare un processo di attua­zione di riforme strut­tu­rali. Per il benes­sere di tutti dunque, delle nostre società, dobbiamo ripen­sare il ruolo femmi­nile e maschile allo stesso tempo.

Più Europa, come forma­zione poli­tica emer­gente che incarna i valori e lo spirito libe­rale dei movi­menti progres­si­sti, deve porsi come obiet­tivo quello di promuo­vere l’uguaglianza di genere.

Da dove iniziare?
Dall’istruzione e dalla cultura innan­zi­tutto, inco­rag­giando l’istituzione di
percorsi educa­tivi basati sulla crescita armo­nica della perso­na­lità dei bambini, nel rispetto della diver­sità e nel rico­no­sci­mento di compe­tenze pari­ta­rie sia nella didat­tica, che nell’attività spor­tiva.
Questo si traduce in un inve­sti­mento nella forma­zione degli inse­gnanti, nell’introduzione di nuove meto­do­lo­gie di condi­vi­sione della cono­scenza, nella ristrut­tu­ra­zione degli edifici scola­stici: una scuola davvero
aperta a tutti come sancito dalla nostra Costi­tu­zione (art. 34).

Reim­ma­gi­nare l’intero ciclo scola­stico e forma­tivo — dai nidi d’infanzia alle Univer­sità — signi­fica anche soste­nere un modello di welfare fami­liare moderno e capace di rispon­dere alle esigenze di vita e di lavoro dei geni­tori:

  • nidi d’infanzia e assi­stenti domi­ci­liari infan­tili (tage­smut­ter) garan­titi per i bambini da 0 a 3 anni;
  • tempo prolun­gato nella scuola dell’infanzia e nella scuola prima­ria, con la possi­bi­lità di svol­gere atti­vità spor­tive e/o ricrea­tive al pome­rig­gio;
  • edifici scola­stici a dispo­si­zione dei giovani dai 14 ai 18 anni per riunirsi in asso­cia­zione, studiare e svol­gere atti­vità di orien­ta­mento e forma­zione;
  • diffu­sione di micro­nidi all’interno delle Univer­sità per soste­nere la geni­to­ria­lità e soste­gno econo­mico allo studio per le giovani madri.

Un modello di orga­niz­za­zione basato sulla condi­vi­sione di respon­sa­bi­lità tra isti­tu­zioni e indi­vi­dui non può più prescin­dere dal consi­de­rare la centra­lità della mater­nità e della pater­nità per lo sviluppo del Paese.

Questa non deve rima­nere però, soltanto un’affermazione di valore ma deve acqui­sire nuovo signi­fi­cato intro­du­cendo la possi­bi­lità anche per i padri di godere di un periodo di congedo  paren­tale esclu­sivo non infe­riore ai 5 mesi, come già previ­sto per le donne e come avviene nella gran parte degli Stati membri dell’UE (Promo­ting uptake of paren­tal and pater­nity leave among fathers in the Euro­pean Union, 2015 ). Sancire questo diritto signi­fi­che­rebbe promuo­vere anche nuove poli­ti­che del lavoro sia nel settore pubblico, che nel settore privato:

  • favo­rendo la progres­sione delle carriere per le donne, che non sareb­bero discri­mi­nate per lo stato di gravi­danza;
  • ridu­cendo il gender pay gap che, a parità di ruoli, non garan­ti­sce la stessa retri­bu­zione

degli uomini alle donne. Imma­gi­nando un circolo virtuoso queste misure potreb­bero avere un effetto posi­tivo anche sulla crea­zione di nuovi posti di lavoro e su un sistema pensio­ni­stico più equo e soste­ni­bile. Non dimen­ti­chiamo, poi, l’impatto demo­gra­fico sulle nascite che ormai regi­strano un minimo storico (solo 464mila nascite nel 2017, secondo l’ISTAT). Dall’altro lato, la condi­vi­sione della respon­sa­bi­lità geni­to­riale riguarda solo uno degli aspetti fonda­men­tali su cui lavo­rare per raggiun­gere la parità di genere, ma ci sono altri elementi che non possono essere igno­rati. Penso, soprat­tutto, alla piena appli­ca­zione della legge 194 e alla diffu­sione della contrac­ce­zione gratuita su cui è neces­sa­rio avviare una vera e propria riforma delle poli­ti­che sani­ta­rie pubbli­che. Molte cose stanno già cambiando e l’eman­ci­pa­zione femmi­nile ha visto tanti progressi negli ultimi anni, ma per prose­guire in questo fati­coso cammino dobbiamo colla­bo­rare tutti, uomini e donne, consa­pe­voli che questa è un’opportunità di crescita per un’Italia Euro­pea.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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