La via del progresso

Gen 4, 2019

di Nico di Florio

Il 10 dicem­bre a Stoc­colma è stato asse­gnato il premio Nobel a due scien­ziati, un ameri­cano ed un giap­po­nese, che hanno scoperto come atti­vare il nostro sistema immu­ni­ta­rio contro i tumori. Si tratta di una svolta epocale che, proba­bil­mente, consen­tirà all’umanità di vincere la sfida più diffi­cile: quella contro il cancro. 

Mi doman­de­rete cosa c’entra la lotta ai tumori con il congresso di +Europa. 

A mio avviso c’è una stret­tis­sima connes­sione tra una certa idea di progresso ed il momento storico che l’Italia sta attra­ver­sando. In fin dei conti, il nodo di fondo è proprio questo. Che paese vogliamo costruire? Quale modello stiamo scegliendo per il nostro futuro? 

Imma­gi­nate cosa sarebbe successo se le ricer­che di quei due scien­ziati fossero state sospese in attesa della analisi costi/benefici del mini­stro Toni­nelli. I due scien­ziati non avreb­bero preso il Nobel. Male per loro, si potrebbe pensare. Ma l’umanità oggi non avrebbe le basi per svilup­pare una cura per il cancro

Temo che il nostro paese si stia peri­co­lo­sa­mente allon­ta­nando da una certa idea di moder­nità. Stiamo cambiando, è vero. Ma questo cambia­mento assume sempre più le forme di un rifiuto verso il progresso.  

Ned Ludd si intro­du­ceva nelle fabbri­che per distrug­gere i telai pensando che il progresso fosse nemico dei lavo­ra­tori. In qual­che maniera, sta succe­dendo di nuovo. A furia di alimen­tare paure, abbiamo smesso di credere nel futuro. Perché quando si dichiara guerra alla scienza, quando si dipinge un ipote­tico avve­nire in cui la decre­scita dovrebbe essere qual­cosa che rende felici, quando si propone un patto alle nuove gene­ra­zioni che si sostan­zia nella dazione di qual­che centi­naia di euro al mese in cambio di fedeltà elet­to­rale, non si sta costruendo alcun futuro. Si sta ucci­dendo l’idea stessa di futuro

Io credo, invece, che dinanzi alle nuove forme di luddi­smo che stanno sedu­cendo la nostra società, +Europa debba schie­rarsi orgo­glio­sa­mente dalla parte di Carte­sio e di Voltaire. Toccherà a noi difen­dere la ragione, il progresso scien­ti­fico e l’idea che non ci sia nulla di cui vergo­gnarsi nel perse­guire l’obiettivo della crescita econo­mica.

Un paese che non inco­rag­gia l’intelligenza, ma che al contra­rio punta sulla medio­crità, è un paese desti­nato ad attra­ver­sare tempi bui. Non è rassi­cu­rante ascol­tare un mini­stro delle infra­strut­ture parlare di tunnel che non esistono oppure un mini­stro per il sud affer­mare che la crescita del PIL in estate sia dovuta ai condi­zio­na­tori. 

Ma in fondo il popu­li­smo è proprio questo, una forma di sempli­fi­ca­zione, tanto attraente quanto peri­co­losa. È la grande 

menzo­gna del nostro tempo, quella che ti fa credere che i ruoli siano inter­cam­bia­bili, indi­pen­den­te­mente dalle atti­tu­dini, dalle compe­tenze e dalle qualità perso­nali, e che tutti possono occu­parsi di tutto perché non c’è niente di compli­cato nell’amministrare la cosa pubblica. 

Sono convinto, invece, che la qualità della poli­tica si misuri nella capa­cità di gover­nare la comples­sità e nel saper proget­tare il miglior futuro possi­bile per la società. 

Al contra­rio, nel nostro paese si regi­stra una preoc­cu­pante tendenza a guar­dare al passato, un passato che siccome è lontano ha il pregio di poter essere raccon­tato un po’ come si vuole. Tornano di moda le nazio­na­liz­za­zioni, lo stata­li­smo, l’assi­sten­zia­li­smo e poi, tornano i vecchi metodi, come quello di zittire chi si oppone, chi si permette di distur­bare, i gior­nali, i sinda­cati, gli intel­let­tuali, e persino i disa­bili

La sfida oggi non è dunque restare in Europa ma ripor­tare l’Italia in Europa perché in un certo senso ne siamo già usciti, nella misura in cui rite­niamo di non essere soggetti alle regole e, anzi, pensiamo di poterci permet­tere il lusso di sbef­feg­giare gli altri Stati sovrani come fa il nostro Mini­stro degli Interni quando parla delle lette­rine di Babbo Natale o da dell’ubria­cone al presi­dente della Commis­sione euro­pea.  

Dinanzi a questo scena­rio, il popu­li­smo sovra­ni­sta non trova di meglio che conti­nuare a raccon­tare che i problemi dell’Italia deri­vano dall’Europa. Sappiamo tutti che non è così. Impe­gnia­moci affin­ché inizino a render­sene conto anche gli italiani. 

I problemi dell’Italia dipen­dono dall’Italia, e sono gli stessi di sempre, da oltre trent’anni. Non ce l’ha chie­sto l’Europa di accu­mu­lare il debito pubblico tra i più elevati al mondo né, tanto meno, la Germa­nia. Sull’Italia gravano quasi 70 miliardi all’anno di inte­ressi sul debito: sono questi i soldi che mancano al paese per le strade, per gli asili, per una giusti­zia effi­ciente. Insomma,pergli inve­sti­menti di cui abbiamo biso­gno per crescere. 

La vera sfida è dunque che l’Italia torni in Europa, innan­zi­tutto nei modi e nella serietà delle poli­ti­che. Occorre riac­qui­sire la consa­pe­vo­lezza che gover­nare un paese signi­fica assu­mersi la respon­sa­bi­lità di deci­dere del destino delle persone ed è un eser­ci­zio molto più compli­cato di fare un tweet o un post su face­book.  

Volere un’Italia euro­pea signi­fica, soprat­tutto, questo. Signi­fica porre al centro il problema delle pros­sime gene­ra­zioni, dell’Italia che vogliamo lasciare ai nostri figli

Credo che la propo­sta di inse­rire nella Carta Costi­tu­zio­nale il prin­ci­pio di equità inter­ge­ne­ra­zio­nale debba rappre­sen­tare l’architrave della visione poli­tica del nostro movi­mento. Ogni inizia­tiva poli­tica, per essere credi­bile, deve essere arti­co­lata tenendo conto degli effetti che può avere sulle gene­ra­zioni future. È da questo nuovo modo di conce­pire l’impegno pubblico che dobbiamo ripar­tire. 

La rico­stru­zione del ruolo della poli­tica, attra­verso le compe­tenze, la fede nel progresso scien­ti­fico ed il senso di respon­sa­bi­lità verso le gene­ra­zioni future rappre­senta il miglior anti­doto al popu­li­smo qualun­qui­sta. 

Non ci saranno altre occa­sioni. Dopo la sbor­nia popu­li­sta occor­rerà rico­struire il paese. E a quel punto l’Italia o sarà euro­pea o non sarà. 

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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