Per arrivare a un’Italia Europea bisogna capire l’Italia di oggi

Dic 5, 2018

di Andrea Mazziotti

 

Il mani­fe­sto per un Italia Euro­pea afferma, giusta­mente, che “non si tratta di conser­vare il passato ma di realiz­zare le sue speranze”.

Per fare questo, però, occorre prima capire quali fossero queste speranze, e poi inter­ro­garsi sul perché in molti le hanno perse. E hanno votato per gli altri.

Io credo che le speranze del passato non siano molto cambiate. Qual­siasi italiano (a dir la verità qual­siasi elet­tore di qual­siasi paese) chiede alla poli­tica essen­zial­mente tre cose: dammi lavoro e benes­sere oggi senza togliermi la ricchezza che ho messo da parte ieri; dai ai miei figli un futuro, se possi­bile migliore del mio; proteg­gimi e tienimi al sicuro.

Negli ultimi anni dieci anni, sui primi due aspetti, il sistema è andato in crisi: sono aumen­tate le disu­gua­glianze, si è fermato il reddito reale, è aumen­tato il preca­riato, il futuro dei giovani è diven­tato incerto. Sulla sicu­rezza, la pessima gestione interna del feno­meno migra­to­rio ha fatto sentire molti italiani meno sicuri. A torto, perché le stati­sti­che di tutti i reati sono dimi­nuite, ma con qual­che ragione riguardo alla perce­zione, perché in molte città il degrado e la cattiva gestione sono evidenti.

Per inver­tire, e non solo sfidare, la corrente, dobbiamo rove­sciare questi senti­menti. E non possiamo illu­derci di farlo dicendo agli elet­tori che le loro preoc­cu­pa­zioni sono sbagliate e che in realtà va tutto bene e con l’innovazione andrà anche meglio. Ci ha già provato Renzi e sappiamo come è andata.

Dobbiamo prestare atten­zione a paure e preoc­cu­pa­zioni, studiare solu­zioni, dimo­strare che ci poniamo le stesse domande degli “amici del popolo”, ma che propo­niamo rispo­ste diverse e migliori. E soprat­tutto dobbiamo andare dai citta­dini a spie­garle.

+Europa dovrà essere un movi­mento infles­si­bile sui prin­cipi della libertà, della demo­cra­zia e dello stato di diritto, lontano da qual­siasi tenta­zione popu­li­sta, ma dovrà anche essere prag­ma­tica, aperta, attenta alle nuove istanze, non arroc­cata su posi­zioni ideo­lo­gi­che. Qual­siasi propo­sta di poli­tica econo­mica libe­rale, per essere accet­tata in Italia, dovrà essere accom­pa­gnata da misure che consen­tano di gestire la tran­si­zione. Servono passaggi graduali, reti di prote­zione sociale, welfare. Per restare su un tema a me caro: soste­ni­bi­lità delle misure. Altri­menti non riusci­remo a trasfor­mare e inno­vare il paese, sempli­ce­mente perché conti­nue­remo a perdere le elezioni.

Saper perdere senza rasse­gnarci, mante­nendo l’entusiasmo, sarà comun­que essen­ziale. Dobbiamo essere prepa­rati a una lunga batta­glia di oppo­si­zione e armarci di corag­gio e pazienza. Doti che, fortu­na­ta­mente, i soste­ni­tori di +Europa stanno già dimo­strando.

Sarà una batta­glia dura, contro avver­sari cinici, brutali, senza scru­poli, etero­di­retti. E mandarli a casa non è l’obiettivo prin­ci­pale: è l’unico obiet­tivo.

Per questo, +Europa deve essere pronta ad affron­tare con reali­smo il mondo esterno e la situa­zione poli­tica. Deve confron­tarsi, in nome dell’obiettivo comune, con chiun­que abbia in mente un’Italia aperta, euro­pea, rifor­mi­sta e non rivolta al passato. Senza troppi distin­guo. Tutto lo scena­rio poli­tico è in movi­mento, e noi potremmo essere chia­mati a fare scelte non banali, anche in termini di alleanze elet­to­rali. Siamo in un’epoca di propor­zio­nale, e rinchiu­dersi non avrebbe senso. Biso­gna valu­tare e poi deci­dere senza pregiu­dizi, pensando a ciò che è più utile per il paese. Per raggiun­gere l’obiettivo.

Questo non signi­fica che +Europa debba rinun­ciare alla propria iden­tità speci­fica. Ben venga il confronto con altre realtà e movi­menti, purché non ci faccia dimen­ti­care chi siamo. E allora: sì all’ecologia e allo sviluppo soste­ni­bile, no all’ambientalismo pregiu­di­zial­mente anti-indu­striale; sì alle poli­ti­che di inve­sti­mento, no alle nostal­gie di spesa corrente a go go da prima repub­blica; sì a uno Stato che cura e rego­la­menta le dina­mi­che econo­mi­che, no allo Stato impren­di­tore. Insomma, acco­gliere gli altri, ma restando noi stessi.

Un’ultima consi­de­ra­zione: spero che il congresso certi­fi­chi il supe­ra­mento delle correnti di origine; sogno liste che tengano insieme persone prove­nienti dai tre soggetti costi­tuenti. E soprat­tutto sogno un congresso che si concluda con un risul­tato chiaro, che consenta a +Europa di spic­care il volo con deci­sione, senza vincoli esterni, senza veti.

Perché è questo il movi­mento di cui ha biso­gno l’Italia per poter diven­tare euro­pea.

 

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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