Un vero intervento straordinario per un Mezzogiorno europeo, giovane e forte

Gen 5, 2019

di Antonio Santoro

Il mio impe­gno per +Europa parte dalla convin­zione che ognuno di noi può essere un tassello del cambia­mento che serve all’Italia. Se il declino degli ultimi anni è stato accom­pa­gnato troppo spesso dal distorto racconto della sua quasi inelut­ta­bi­lità, alimen­tando soprat­tutto al Sud spinte assi­sten­zia­li­ste e pater­na­li­ste, occorre oggi recu­pe­rare una visione equi­li­brata e progres­si­sta, che, senza negare le condi­zioni di partenza, resti­tui­sca un nuovo slan­cio a tutto il sistema Paese. Con questo spirito ho deciso di essere tra i promo­tori della mozione Italia Euro­pea e di porre il tema dello sviluppo del Sud tra le prio­rità del nostro Paese e, con un po’ di corag­gio, dell’Unione Euro­pea.

Da molto tempo la cosid­detta questione meri­dio­nale è scom­parsa dall’agenda poli­tica e la maggior parte degli inter­venti sono risul­tati dei pallia­tivi o degli spot, fino ad arri­vare alla recente formu­la­zione del reddito di citta­di­nanza come pana­cea di tutti i mali. La realtà è ben più complessa. Nessun reddito facile trat­terrà chi ha voglia di espri­mere il proprio talento o realiz­zare la propria feli­cità. Un terri­to­rio che non produce inno­va­zione e benes­sere e non offre valide oppor­tu­nità di crescita, perso­nale ed econo­mica, allon­tana i propri giovani, soprat­tutto i più quali­fi­cati. Oggi, il più grave problema del Sud è la dram­ma­tica emor­ra­gia di capi­tale umano. Secondo il rapporto Svimez 2018, negli ultimi 16 anni più di 900 mila giovani tra i 15 e i 34 anni hanno lasciato il Mezzo­giorno, verso il Nord e verso l’estero, senza che vi siano corri­spon­denti flussi in entrata. Secondo le stime dell’Istat di lungo periodo, come effetto di un progres­sivo calo delle nascite e di una conti­nua perdita migra­to­ria, nei pros­simi anni la contra­zione demo­gra­fica renderà il Sud una delle macro­re­gioni più vecchie d’Europa, con inevi­ta­bili riper­cus­sioni per lo sviluppo e per l’equilibrio del sistema socioe­co­no­mico meri­dio­nale e nazio­nale.

La questione demo­gra­fica e gene­ra­zio­nale è un nodo centrale per l’Italia e per il Sud. Senza giovani non c’è futuro e senza Sud soffre tutto il Paese, vista l’assoluta inter­di­pen­denza econo­mica fra le due aree: al di là della rile­vanza dei fattori locali, infatti, la crescita dell’economia meri­dio­nale è forte­mente influen­zata dall’andamento di quella nazio­nale, e vice­versa.
Per queste ragioni, il defi­ni­tivo progresso del Sud è senza alcun dubbio una questione di inte­resse nazio­nale – com’è noto almeno dall’unità d’Italia – ma non solo: nell’epoca dello scon­tro aperto-chiuso questa assume sempre di più una conno­ta­zione stra­te­gica euro­pea in ambito inter­na­zio­nale, come ponte cultu­rale ed econo­mico nel Medi­ter­ra­neo e verso l’Africa.

Per inver­tire il trend demo­gra­fico e rilan­ciare il processo di sviluppo, occorre miglio­rare l’attrattività comples­siva e raffor­zare il legame del Sud dell’Italia con l’Europa. A tal propo­sito ritengo utile sotto­li­neare tre aspetti di partenza. In primis, se gli inve­sti­menti per il Mezzo­giorno siano stati adeguati, mal sfrut­tati o comple­ta­mente spre­cati è una questione che attiene scelte e respon­sa­bi­lità poli­ti­che del passato, da cui si può trarre un inse­gna­mento, ma non certo la cifra di cosa sia giusto inve­stire per il futuro. L’attuale inco­rag­giante livello degli inve­sti­menti privati (nel 2017 cresciuti del 3,9%, +0,2 rispetto al Nord) va accom­pa­gnato da nuovi inve­sti­menti pubblici in infra­strut­ture, ricerca e trasfe­ri­mento tecno­lo­gico, note­vol­mente ridotti negli ultimi anni (-7,1% dal 2008 al 2017). In secondo luogo, è indub­bio che perman­gano sostan­ziali diffe­renze in termini infra­strut­tu­rali, mate­riali e imma­te­riali, tra Nord e Sud del Paese e che l’unico programma strut­tu­rale di inve­sti­menti pubblici nelle regioni meri­dio­nali è rappre­sen­tato dai Fondi Euro­pei. Infine, in alcune aree interne e nelle peri­fe­rie urbane e subur­bane del Sud l’influenza e il controllo delle atti­vità econo­mi­che da parte delle orga­niz­za­zioni mafiose è un feno­meno ancora irri­solto.

Sulla base di queste consi­de­ra­zioni, mi impe­gnerò a soste­nere in sede congres­suale e in ogni luogo di discus­sione le seguenti propo­ste:

  1. Piano straor­di­na­rio di inve­sti­menti pubblici o in forma di part­ner­ship pubblico-privata per le infra­strut­ture: poten­zia­mento della rete auto­stra­dale; crea­zione della rete ferro­via­ria ove assente ed esten­sione dell’alta velo­cità in tutti i maggiori centri del Sud; poten­zia­mento e inte­gra­zione del sistema aero­por­tuale; connes­sione veloce nelle aree interne. Gli inter­venti dovreb­bero essere finan­ziati con una quota del Fondo Euro­peo di Sviluppo Regio­nale (FESR) e con il cofi­nan­zia­mento da parte di privati;
  2. Crea­zione di un’u­nica zona econo­mica speciale per tutte le regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basi­li­cata, Cala­bria, Campa­nia, Molise, Puglia, Sarde­gna e Sici­lia);
  3. Incre­mento del credito di impo­sta fino al 70% per spese in ricerca e sviluppo, trasfe­ri­mento tecno­lo­gico e inter­na­zio­na­liz­za­zione per ogni impresa che avvia progetti in colla­bo­ra­zione con enti pubblici e Univer­sità delle regioni meri­dio­nali;
  4. Aumento dei fondi nazio­nali per il diritto allo studio per gli studenti meno abbienti del Sud e crea­zione di borse di merito rivolte a studenti e ricer­ca­tori esteri per miglio­rare il grado di aper­tura e l’attrattività del sistema univer­si­ta­rio meri­dio­nale a livello inter­na­zio­nale;
  5. Poten­zia­mento degli stru­menti di lotta alle mafie e alle orga­niz­za­zioni crimi­nali: opera­zioni di poli­zia, servizi di intel­li­gence locali, lega­liz­za­zione delle droghe leggere, scuole e strut­ture per i giovani, progetti educa­tivi, forma­tivi e per l’inserimento lavo­ra­tivo mirati nelle zone a rischio. Gli inter­venti dovreb­bero essere finan­ziati da un recu­pero dell’evasione fiscale e dai proventi della lega­liz­za­zione delle droghe leggere;
  6. Realiz­za­zione di asili nido e incre­mento dei voucher per i servizi per l’infanzia in favore delle fami­glie più povere per consen­tire più libertà e miglio­rare i livelli occu­pa­zio­nali delle donne del Sud. Le coper­ture andreb­bero rica­vate dal Fondo Sociale Euro­peo (FSE);
  7. Incen­tivi all’innovazione e all’organizzazione di un sistema di acco­glienza e gestione turi­stica inter­na­zio­nale, più effi­ciente e inte­grato con i settori dei beni storici, arti­stici e cultu­rali, dell’industria cultu­rale e crea­tiva, dell’agroalimentare e dell’intrattenimento. Gli inve­sti­menti, anche in termini di assun­zione di giovani quali­fi­cati, andreb­bero finan­ziati attra­verso una norma­tiva euro­pea che regoli in maniera uniforme la tassa­zione delle piat­ta­forme di preno­ta­zione online per tutti gli Stati membri.

Infine, ritengo utile riba­dire che per il progresso del Sud – ancor­ché dell’Italia – è impre­scin­di­bile l’apertura inter­na­zio­nale, sia per conso­li­dare i punti di forza dell’economia meri­dio­nale, come le produ­zioni agroa­li­men­tari di qualità, la voca­zione medi­ter­ra­nea, i beni cultu­rali e il turi­smo, stimo­lando i servizi connessi e l’attitudine impren­di­to­riale, sia per raffor­zare i centri logi­stici, le Univer­sità e i centri di ricerca, per renderli punti di rife­ri­mento per i Paesi in via di sviluppo dell’Africa e del Medio Oriente, per attrarre nuovi inve­sti­menti e per aggre­dire nuovi mercati.

Le poli­ti­che sovra­ni­ste rallen­tano la crescita e inci­dono sul progresso del Mezzo­giorno. Tutto ciò signi­fica meno lavoro, meno oppor­tu­nità, più emigra­zione e meno giovani. Al contra­rio, per trasfor­mare la potenza in ener­gia, il futuro del Sud deve essere giocato in un campo aperto. È una partita che si vince se si accetta la sfida di essere l’avamposto medi­ter­ra­neo dell’Europa. Non è un’utopia, ma una visione possi­bile, scritta nei nostri cromo­somi, croce­via di civiltà e popoli euro­pei e medi­ter­ra­nei.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

    Collaborando con altre forze politiche europee

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