Più Europa e la sfida del lavoro: dobbiamo costruire il partito del fare

Nov 30, 2018

di Vincenzo Gian­nico

In Italia non c’è più nessuno che parli di lavoro, di crescita, di sviluppo, di futuro. Il dibat­tito poli­tico è total­mente mono­po­liz­zato dall’archetipo di uno Stato dalle tasche larghe, che molti­plica pani e pesci ma che nella realtà concen­tra le risorse prese in prestito per ridurre la vita lavo­ra­tiva da un lato e per conce­dere uno stipen­dio senza lavoro dall’altro.

Dal governo della novità, all’opposizione dei partiti tradi­zio­nali, l’idea della Repub­blica fondata sul lavoro pare non importi più a nessuno. Non c’è nessun piano indu­striale in discus­sione, non si parla di come il nostro Paese possa compe­tere nello scena­rio euro­peo e globale della produ­zione.

L’Indu­stria 4.0 è un ricordo lontano, lo sviluppo e la crescita sono finiti in basso nelle prio­rità di questo governo in favore di una emer­genza immi­gra­zione che non esiste e di una perce­zione della sicu­rezza alte­rata dalla effi­ciente macchina della propa­ganda.

L’univer­sità e la ricerca sono commis­sa­riati dall’idea che a formare la working class del futuro saranno i centri dell’impiego; gli stessi centri che dovranno anche creare posti di lavoro, come se il problema della disoc­cu­pa­zione italiana risie­desse nel mancato incon­tro tra domanda e offerta e non dal fatto che in questo paese lo Stato non inve­ste più, le infra­strut­ture o vengono bloc­cate o cadono a pezzi, le aziende fati­cano a crescere, la produt­ti­vità è stagnante, le tasse riman­gono alte.

Si demo­niz­zano le grandi imprese che portano benes­sere e ricchezza e si minac­ciano le piccole — stan­che — se provano (giusta­mente) a delo­ca­liz­zare. Perché nessuno crea più le condi­zioni per farle rima­nere.

E allora? Lavoro, lavoro, lavoro.
Più Europa in questo scena­rio deve porsi come il partito del fare. Al primo posto della nostra agenda deve esserci il lavoro e poiché la sfida non è nazio­nale ma globale e sarebbe troppo grande per essere giocata da soli, dobbiamo farlo all’interno di una Europa forte e unita.

Agli italiani in diffi­coltà serve un reddito da lavoro non un reddito per stare casa.
Dobbiamo aiutare le nostre imprese a crescere sul fronte della compe­ti­ti­vità attra­verso una grande stagione di sgravi fiscali per l’innovazione, dalla trasfor­ma­zione tecno­lo­gica alla soste­ni­bi­lità ambien­tale puntando tutto sulla produt­ti­vità, fattore deter­mi­nante per la crescita dei salari e dei ricavi delle imprese stesse; dobbiamo avere il corag­gio di elimi­nare le tasse a chi inve­ste in ricerca e sviluppo, dobbiamo concen­trarci sulle profes­sioni del futuro e slegarci alle corpo­ra­zioni del passato, guar­dare al lavoro intel­li­gente e inter­ro­garci sulla intel­li­genza del lavoro.

Dobbiamo guar­dare alle grandi infra­strut­ture per connet­terci e connet­tere velo­ce­mente: dai dati, alle merci, fino alle persone, abban­do­nando il tifo delle fazioni e privi­le­giando il dialogo e il confronto fra le città prota­go­ni­ste del nostro paese.

Dobbiamo rivo­lu­zio­nare le univer­sità, raddop­piando i finan­zia­menti, accor­pan­done un numero consi­de­re­vole e chie­dendo alle stesse di specia­liz­zarsi: per troppo tempo si è perse­guito un modello unico, tendendo alla satu­ra­zione dell’offerta (per creare catte­dre), senza specia­liz­zarsi per aree di eccel­lenza, sia di settore (le diverse disci­pline) sia di tipo funzio­nale (la ricerca e l’insegnamento post-laurea o l’insegnamento di base).

Dobbiamo recu­pe­rare risorse tagliando tutto ciò con cui “si nutre il sotto­bo­sco della poli­tica italiana” partendo dalle parte­ci­pate e arri­vando a stanare ogni singolo paras­sita di risorse della collet­ti­vità.

Dobbiamo tenerci aggan­ciati alla loco­mo­tiva euro­pea, racco­gliendo le oppor­tu­nità dei mercati orien­tali e afri­cani e puntando ad un nuovo ruolo da prota­go­ni­sti al centro del nostro Medi­ter­ra­neo.

Allora e solo allora avremo spia­nato la strada per la crea­zione di migliaia di posti di lavoro, avremo contri­buito alla produ­zione della ricchezza e alla crescita del nostro Paese.

Con Più Europa dobbiamo racco­gliere la sfida del grande rilan­cio di una Italia piena­mente Euro­pea. Gli italiani hanno il diritto ad un futuro digni­toso, fatto di prospe­rità, benes­sere e pace. Noi dobbiamo essere con loro.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

Cosa ci proponiamo di fare

  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

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