Solo innovando si può sfidare la corrente

Dic 3, 2018

di Ales­san­dro Chelo

Tutti gli indici econo­mici raccon­tano l’inefficacia dell’azione di governo, non c’è isti­tuto nazio­nale o inter­na­zio­nale che non metta in evidenza la peri­co­lo­sità della poli­tica econo­mica gover­na­tiva, nel mentre l’Italia appare poli­ti­ca­mente isolata sul piano euro­peo e sembra arre­trare giorno dopo giorno sul piano sociale.

Ci si aspet­te­rebbe che in questo scena­rio, le forze poli­ti­che gover­na­tive, per di più coin­volte in diversi “scan­dali” (di partito o perso­nali), vedes­sero il loro consenso in picchiata, ma i sondaggi ci dicono altri­menti. Perché? Che fare?

Forse perché il popolo italiano é sostan­zial­mente igno­rante e inca­pace di leggere la realtà? Forse l’unica reali­stica rispo­sta é rappre­sen­tata da un inve­sti­mento sull’istruzione, ben sapendo che potrà, even­tual­mente, dare i suoi frutti entro qual­che decen­nio? Per quanto il tema dell’istruzione rappre­senti effet­ti­va­mente un fattore critico italiano, per quanto sia dive­nuto ormai impre­scin­di­bile un pode­roso inve­sti­mento sul tema dell’istruzione che riduca il gap con gli altri paesi euro­pei, la rispo­sta al successo penta­le­ghi­sta non può certo ridursi a questa snobi­stica lettura. Sbaglia chi pensa che, in fondo, il problema sia tutto qui, che un paese arre­trato sul piano dell’istruzione non sia in grado di compren­dere e inter­pre­tare la realtà, che, in questo scena­rio, il suffra­gio univer­sale sia una sorta di iattura che porta a questo inevi­ta­bile risul­tato, che, stando così le cose, un’autentica e leale compe­ti­zione poli­tica non sia possi­bile.

La compe­ti­zione é possi­bile, ma deve nascere da ben altra lettura della realtà: la propo­sta penta­le­ghi­sta si fonda su un preciso impianto ideale, mentre la cosid­detta oppo­si­zione ne é priva.

Questa é la cruda realtà: il penta­le­ghi­smo può contare su una precisa narra­zione, l’opposizione, orfana delle ideo­lo­gie nove­cen­te­sche, no.

Cosa intendo per “impianto ideale”? Intendo un “modello” che consenta di leggere e inter­pre­tare la realtà e di imma­gi­nare una visione del futuro, insomma intendo quello che oggi si chiama “narra­zione”.

In una fase storica così straor­di­na­ria­mente parti­co­lare, carat­te­riz­zata da un cambia­mento davvero epocale, foriero di così tante incer­tezze, gli indi­vi­dui hanno biso­gno di una narra­zione che non solo li aiuti a leggere la realtà, ma che, come é nel caso della narra­zione popu­li­sta, li aiuti ad alle­viare il senso di frustra­zione e paura.

In cosa consi­ste la narra­zione popu­li­sta? Innan­zi­tutto sullo sposta­mento della “contrad­di­zione prin­ci­pale” da un conflitto di classe verso un conflitto di potere, quello tra popolo e élite, per usare il linguag­gio leghi­sta e tra citta­dini e esta­blish­ment, per usare il linguag­gio gril­lino. Tutto viene ricon­dotto a questo schema, secondo il quale i citta­dini e il popolo sono sempre e neces­sa­ria­mente buoni e inascol­tati, mentre le élite e l’establishment sono sempre e neces­sa­ria­mente intenti a ordire complotti in proprio favore. Secondo questo modello, fini­scono nella colonna dei cattivi in quanto rico­no­sci­bili come élite o esta­blish­ment, le banche, le grandi aziende, le multi­na­zio­nali, i grandi indu­striali, in fondo le persone di successo, quindi i profes­sio­ni­sti più affer­mati, le persone di cultura.

Il penta­le­ghi­smo, forte di questo modello, si rivolge a ogni singolo elet­tore dicen­do­gli: non sei tu il respon­sa­bile dei tuoi mancati successi, i colpe­voli vanno ricer­cati altrove, tra i rappre­sen­tanti dell’establishment.

Ma non basta, c’è di più, agli elet­tori vengono indi­cati anche colpe­voli con una faccia e un nome: sul piano interno, i colpe­voli dell’infelicita degli indi­vi­dui sareb­bero stati ad esem­pio Matteo Renzi e Sergio Marchionne (si cerca il sosti­tuto e Benet­ton è ben piaz­zato) a cui recen­te­mente si aggiun­gono Tito Boeri e altri; sul piano inter­na­zio­nale, i colpe­voli sareb­bero prin­ci­pal­mente Macron (la Merkel é caduta un po’ in disgra­zia) e Junker. Su costoro si rove­scia ogni genere di fake news e, come nel caso di Renzi, si corrom­pono addi­rit­tura pezzi di Isti­tu­zioni per costruire false accuse. Questi “nemici del popolo” avreb­bero in comune di essere vicini alle élite e di far parte dell’esta­blish­ment, l’accusa più imme­diata che si rivolge loro é quella di essere “amici delle banche”, così Macron diventa il “Presi­dente nomi­nato dalle banche” e gli stessi compo­nenti della Commis­sione euro­pea diven­tano “buro­crati nomi­nati dalle banche”.

Per rispon­dere invece al senti­mento di rabbia deter­mi­nato dalla progres­siva perdita di garan­zie deter­mi­nata dalla nuova epoca, ecco servito su un piatto d’argento un altro nemico, gli immi­grati: afri­cani ai quali si riser­ve­reb­bero quelle garan­zie (la pacchia) di cui gli italiani non godono più. Natu­ral­mente, secondo l’impianto ideale popu­li­sta, il feno­meno dell’immigrazione non sarebbe un processo indotto da molte­plici e complesse concause, non deri­ve­rebbe anche dalla volontà di eman­ci­pa­zione degli stessi indi­vi­dui che se ne rendono prota­go­ni­sti, no, anche il processo migra­to­rio farebbe parte di un complotto inter­na­zio­nale fina­liz­zato allo scien­ti­fico sfrut­ta­mento delle masse popo­lari, ordito e gover­nato da Soros, eminenza grigia della finanza, nemico numero uno dei popoli.

Il governo del cambia­mento é dunque il governo del riscatto, é il governo della vendetta dei ribelli contro le élite e l’establishment, il governo che resti­tui­sce sovra­nità al popolo e ai citta­dini, il governo che resti­tui­sce loro il maltolto, che attra­verso reddito di citta­di­nanza e pensio­na­menti anti­ci­pati, resti­tui­sce il malloppo ai veri tito­lari.

Questa é in buona parte, la narra­zione popu­li­sta che sostiene la propo­sta penta­le­ghi­sta. Si tratta di una narra­zione affa­sci­nante ed effi­cace, ancor­ché intel­let­tual­mente debole. Essa supera e mette in cantina, secondo me in modo defi­ni­tivo, il para­digma destra/sinistra.

La domanda é: come si può scon­fig­gere questa narra­zione? Alcuni, specie nel PD, propon­gono un popu­li­smo di serie B, sinte­tiz­zato con l’espressione “tornare tra le gente”. Altri si illu­dono pate­ti­ca­mente di spez­zare il fronte popu­li­sta facendo leva sull’ispirazione “di sini­stra” dei Cinque­stelle o sull’ispirazione “di destra” della Lega. Altri ancora propon­gono un’opposizione dura che metta in evidenza l’inefficacia dell’azione di governo e le contrad­di­zioni degli espo­nenti penta­le­ghi­sti, magari facendo leva sulla reto­rica della compe­tenza.

Occorre altro. Non si sfida la corrente spie­gando quanto essa sia cattiva, si sfida la corrente gene­ran­done una alter­na­tiva. Il linguag­gio del no, del contro, del nemico, del colpe­vole, del gossip che sostiene la narra­zione popu­li­sta, non può soste­nere la narra­zione degli inno­va­tori: occorre adot­tare un atteg­gia­mento diverso, fondato sul si, sul per, sulla fidu­cia.

Occorre gene­rare una nuova corrente, fondata su una narra­zione che non dere­spon­sa­bi­lizzi gli indi­vi­dui di fronte alle incer­tezze della nuova epoca, ma anzi li inco­raggi a trovare le tante luci che l’epoca 4.0 nasconde nelle sue appa­renti ombre. Una narra­zione posi­tiva e sorri­dente che metta al centro i valori della respon­sa­bi­lità indi­vi­duale e del talento, una narra­zione profon­da­mente umani­stica, fondata sull’idea che ciascun indi­vi­duo possieda le risorse e i talenti per promuo­vere la propria eman­ci­pa­zione. Una narra­zione aperta che inter­preti i processi di inte­gra­zione tra genti diverse come fattore di sviluppo econo­mico e arric­chi­mento cultu­rale. Una narra­zione che sappia muovere senti­menti posi­tivi, che ad esem­pio proponga l’avanzamento dell’integrazione euro­pea non solo attra­verso la pur sacro­santa propo­sta di una difesa comune, ma, ad esem­pio, anche attra­verso la propo­sta di una fede­ra­zione spor­tiva comune che porti la squa­dra dell’Unione Euro­pea ai pros­simi giochi olim­pici.

Occorre dunque inno­vare la poli­tica e gene­rare una nuova corrente che promuova una diversa narra­zione, anch’essa ben oltre il consunto schema destra/sinistra, una narra­zione che sappia essere attrat­tiva tanto per chi sostenne l’intento inno­va­tore del primo Berlu­sconi, quanto per chi ha soste­nuto l’intento inno­va­tore di Matteo Renzi; una narra­zione attrat­tiva tanto per perso­na­lità appar­te­nenti al campo del centro­si­ni­stra, penso ad esem­pio a Sandro Gozi, quanto per perso­na­lità appar­te­nenti al campo del centro­de­stra, penso ad esem­pio a Mara Carfa­gna, ma anche per figure super partes come Elsa Fornero e lo stesso Mario Monti.

Per sfidare la corrente popu­li­sta, non basta spie­gare quanto sia sbagliata, occorre gene­rare una nuova corrente, e per gene­rare una nuova corrente, occorre defi­nire una nuova narra­zione e proporla con un nuovo linguag­gio. Questo é il compito degli inno­va­tori del nostro tempo.

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Redazione
Siamo un gruppo di attivisti di +Europa, che intende partecipare al primo congresso del nuovo partito in programma il prossimo gennaio 2019, con tre obiettivi concreti: Superare le divisioni, aprire +E a nuove idee, fare un'Italia riformatrice, liberale e progressista

Il nostro documento programmatico

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  • 1

    Aprire +Europa a nuove idee

    Per un nuovo centro politico della società aperta e dell’Italia europea.

  • 2

    Superare le tre associazioni

    Per uno strumento di nuova o rinnovata partecipazione politica per tanti cittadini

  • 3

    Riformatrice, liberale e progressista

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